La Nostra Storia

«Come non riconoscere che la FUCI ha contribuito alla formazione di intere generazioni di cristiani esemplari, che hanno saputo tradurre nella vita e con la vita il Vangelo, impegnandosi sul piano culturale, civile, sociale ed ecclesiale?
Penso, in primo luogo, ai beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli, vostri coetanei; ricordo personalità illustri come Aldo Moro e Vittorio Bachelet, entrambi barbaramente uccisi; né posso dimenticare il mio venerato predecessore Paolo VI, che fu attento e coraggioso assistente ecclesiastico centrale della FUCI nei difficili anni del fascismo, e poi Mons. Emilio Guano e Mons. Franco Costa».(Benedetto XVI, Udienza alla FUCI, 9 novembre 2007)

La fondazione

La FUCI nacque nel 1896 a Fiesole, sull’onda di una nuova enfasi alla partecipazione sociale dei cattolici alla società civile ed alla politica, che culminerà con la fine del “non expedit” di lì a pochi anni.
Alla fine dell’Ottocento i pochi circoli universitari cattolici esistenti vivevano con difficoltà la propria esperienza negli atenei italiani. Da più parti si avvertiva la necessità di una opposizione tenace al laicismo, all’anticlericalismo imperante e al positivismo che impregnavano la vita delle università e l’orientamento della quasi totalità degli studi accademici. Urgeva costituire una presenza giovane e nuova, culturalmente impegnata ed in grado di conciliare la fede e lo studio all’interno del laicato cattolico, intransigente ed immobile in un tempo tormentato.
Già il «Circolo di san Sebastiano», fondato a Roma da Romolo Murri nel 1889, aveva sperimentato un possibile coordinamento delle associazioni cattoliche nelle diverse sedi universitarie con la pubblicazione del periodico La Vita Nova, rivista di cultura universitaria e studi sociali. Fu proprio sulle pagine di tale rivista che venne formulata l’ipotesi di un congresso universitario cattolico, idea accolta dalla gerarchia ecclesiastica con vivi entusiasmi mescolati a profondi malumori. “Ricostruire le scienze e la vita sociale, rifare la città umana, ma dietro le norme della fede ispiratrice e con i vincoli della operosa carità cristiana”: questo doveva essere il cuore del programma della costituenda “Federazione cattolica universitaria”.
L’idea di creare una federazione dei cattolici universitari italiani sorse nel 1894, in occasione della fondazione del circolo universitario di Roma. Durante il XIV Congresso dei cattolici italiani, che si tenne a Fiesole nel 1896, venne fondata ufficialmente la «Federazione universitaria cattolica italiana» (FUCI), che subito assumeva La Vita Nova a suo organo di stampa e veniva inglobata, non senza difficoltà, alla vecchia e potente organizzazione dei laici cattolici, l’Opera dei Congressi. In poco tempo nacquero circoli aderenti alla Federazione nei più importanti atenei d’Italia.
La neonata Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) fu ufficializzata nel 1896, durante il XIV Congresso dei cattolici italiani, che si tenne a Fiesole (FI).

I primi anni

I primi anni di vita della FUCI furono segnati da un latente contrasto tra quanti auspicavano un più incisivo intervento nella realtà culturale, civile, sociale e politica italiana ed un impegno esclusivamente religioso. Dal 1906 iniziò la pubblicazione della nuova rivista Studium destinata ad interpretare, con sensibilità e coerenza, le correnti intellettuali e culturali del movimento cattolico italiano e ad alimentare per decenni il dibattito in seno alla cultura cattolica.
Ben presto la federazione assunse una posizione di netta autonomia rispetto al resto del movimento cattolico, pur mantenendo una assoluta fedeltà alla Chiesa anche grazie presenza degli assistenti ecclesiastici, il primo dei quali fu Gian Domenico Pini (dal 1907 al 1923). Fu anzitutto lui, ad esempio, ad evitare lo scioglimento della Federazione nel 1911 quando le frange più progressiste si spinsero a decantare con patriottismo i valori del risorgimento e della patria in un tempo in cui il Papa era ancora “prigioniero in Vaticano”. Il nazionalismo poi, nonostante il vivo dibattito nei congressi alla vigilia della Grande Guerra sulla sua inconciliabilità con i valori cristiani, contagiò in parte anche la FUCI, coinvolta nella disputa tra neutralisti ed interventisti.

Tra le due guerre

La FUCI visse il travagliato primo dopoguerra con viva attenzione ai problemi sociali e alla realtà del mondo universitario, ma sul piano politico, nonostante un tiepido avvicinamento all’esperienza del Partito Popolare di Luigi Sturzo, manifestò estrema prudenza e distanza dalla vicende che stavano portando alla fine dello stato liberale e all’avvento del fascismo. Eppure proprio questa posizione defilata permise alla Federazione non solo di continuare a far sentire la sua presenza nella vita universitaria e culturale, ma anche di rappresentare ben presto l’unica alternativa rimasta ai Gruppi universitari fascisti (GUF).
Con la nomina nel 1925 di Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, ad assistente ecclesiastico e di Igino Righetti come presidente, cominciava il periodo più alto e luminoso della storia della Federazione. Furono loro ad indirizzare un infaticabile lavoro di approfondimento teologico e culturale su argomenti filosofici alla luce del pensiero cattolico europeo e del personalismo, nonché artistici, letterari, storici, religiosi e di preparazione professionale, cercando di evitare qualsiasi contaminazione con il fascismo. Furono loro a guidare una FUCI perplessa e disorientata dalla stipula dei Patti Lateranensi del 1929 che soltanto in apparenza e nella propaganda garantivano un clima accogliente e disponibile nei confronti della Chiesa e della religione in Italia. In realtà lo scontro diretto non tardò ad arrivare tra i fucini e gli universitari fascisti e la FUCI fu ben presto presa di mira dalla repressione del regime. Al Congresso di Macerata volarono pugni e manganellate. La sede della Federazione, in piazza Sant’Agostino a Roma, venne sequestrata e sigillata. Numerosi circoli vennero devastati. La rivista Azione Fucina, che aveva preso il posto di Studium nel 1928, fu sospesa.
Nel 1931 la FUCI veniva ridotta ad associazione diocesana sotto controllo dei vescovi senza interrompere il suo intenso cammino di riflessione, anche grazie alla presenza di don Franco Costa e don Emilio Guano, che seppero sostituire l’indimenticabile amicizia e sapienza di Montini.
Il sangue di molti fucini venne sparso al fronte nella seconda guerra mondiale e nel tragico periodo della Resistenza che lo stesso don Costa sostenne con circolari clandestine di vicinanza e preghiera agli universitari cattolici partecipi alla lotta di liberazione nazionale. La FUCI più che altre associazioni seppe inoltre scorgere ed indicare nella immane tragedia di quegli anni i segni di un avvenire possibile e rinnovato dove il messaggio del Vangelo e l’impegno serio e concreto di tradurlo nella storia contemporanea da parte dei cattolici avrebbero avuto un ruolo fondamentale.

Il secondo dopoguerra e il Concilio Vaticano II

Così avvenne una volta riattivata la vita politica democratica del paese: non soltanto la classe dirigente della Democrazia Cristiana fu formata ed animata da gran parte dei giovani quadri che avevano avuto la loro formazione ed erano stati responsabili nella FUCI (si pensi, tra gli altri, ai presidenti nazionali dei primi anni quaranta Aldo Moro e Giulio Andreotti), ma ben trentacinque parlamentari provenienti dalla FUCI seppero dare un rigoroso e straordinario contributo ai lavori dell’Assemblea Costituente nella scrittura della Carta costituzionale.
In quegli anni cruciali per il Paese, la FUCI tenne fede al proprio stile coniugando la vocazione intellettuale e spirituale con l’interesse per la politica, tessendo trame di amicizia con figure come Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati. È negli anni cinquanta che si consolida la scelta del primato della fede e della formazione di una solida ed esigente vita spirituale ed insieme della mediazione culturale capace di sostenere il dialogo nella vita degli universitari aldilà delle differenti appartenenze ideologiche. Sono anche gli anni in cui la FUCI dimostra, nella sua riflessione ecclesiologica, liturgica e teologica di cogliere in profondità molti dei fermenti che il Concilio Vaticano II saprà sviluppare.

Il Sessantotto

Sul fronte dell’impegno nella rappresentanza e nella politica universitaria la FUCI fu particolarmente attiva nello sperimentare un coordinamento delle associazioni cattoliche, la cosiddetta “Intesa Universitaria” e una forte presenza nell’organismo rappresentativo nazionale Unuri e sarà proprio in questo frangente che inciderà lo shock profondo della contestazione globale del Sessantotto. In quel periodo turbolento che sembrò cambiare il volto della società e delle università ed in cui tutto pareva crollare insieme ai valori tradizionali, la vita, l’orientamento e l’identità stessa della Federazione vennero profondamente scosse.
All’interno dei gruppi FUCI di Milano (dai quali provengono, tra gli altri il ministro Bassanini, il presidente della Corte Costituzionale Onida e molti politici ed imprenditori di rilevante peso nell’immediata contemporaneità) si visse la scissione più grave all’interno del corpo di Azione Cattolica, quella da cui nacque Comunione e Liberazione nel 1969.
Sarà grazie alle grandi figure di Vittorio Bachelet e di mons. Franco Costa che la FUCI seppe riprendersi ed incanalare la sua riflessione nel più grande alveo della scelta religiosa postconciliare.

Dopo il Sessantotto

Attenzione costante ai problemi dell’università, fedeltà e radicamento nella chiesa locale, impegno culturale come strumento di presenza per incidere nella realtà sociale contemporanea, mai rifiutata ma compresa ed amata in tutta la sua complessità e nelle sue contraddizioni: questi i punti fondamentali con cui la FUCI ha saputo vivere il periodo di vorticoso cambiamento della realtà giovanile e del costume del post-sessantotto.
La FUCI fu protagonista della gestione del cambiamento dell’università dell’era pre-Berlinguer. All’impegno nell’università si affiancò una critica sempre più marcata dell’unità dei cattolici in politica, che portò alcuni politici, che in gioventù avevano avuto ruoli di responsabilità all’interno della Federazione, a dare vita nel 1993 con Ermanno Gorrieri alla compagine dei Cristiano Sociali, cofondatori nel 1998 dei DS e infine confluiti nel Partito Democratico. Tali scelte, in sintonia con altri esponenti del cattolicesimo democratico tra cui lo storico Pietro Scoppola, furono ispirate a quelle di molti esponenti dei movimenti europei ed internazionali federati con la FUCI nel movimento internazionale degli universitari cattolici Pax Romana-Miec che già operavano in sistemi bipolari e con partiti misti di laici e cattolici nel centrosinistra europeo.
Esaurito il periodo del centrosinistra e della fase più attiva della Democrazia Cristiana, la FUCI ha maturato e proposto l’esigenza sempre più stringente di riforma delle istituzioni del paese in grado di far fronte alla sempre più ampia e pericolosa frattura fra politica e società civile. Quest’alta ed elaborata riflessione è confluita nel grande contributo che la FUCI dopo il congresso di Bari del 1989 ha saputo dare, anche a mezzo della promozione del referendum del 1993, per la riforma della legge elettorale in senso maggioritario, che garantisse stabilità di governo in un equilibrio bipolare alla mutata situazione politica.
Nel 1996, in occasione delle celebrazioni del centenario, è stata istituita la Fondazione FUCI da quanti hanno condiviso l’esperienza della FUCI ed intendono sostenere la formazione dei giovani universitari cattolici. La Fondazione permette di continuare a tessere trame di amicizia tra le differenti generazioni di fucini. Tra i suoi obiettivi ci sono il riordino ed il recupero del vasto e ricchissimo patrimonio storico e documentario che riguarda la FUCI, la cura del suo archivio ed il sostegno a prestigiose iniziative di ricerca sulle personalità che hanno caratterizzato la storia della Federazione.
La FUCI rimane tuttora, pur con i suoi piccoli numeri rispetto ad altri movimenti ecclesiali, una realtà vivace che nella Chiesa continua la sua missione intellettuale; gode dell’attenzione del mondo accademico ed ecclesiale, essendogli riconosciuta un ruolo rilevante nella formazione della vita spirituale dello studente universitario e nell’analisi dei complessi problemi ed dei processi che vive, specialmente dopo la riforma, il mondo dell’università italiana.