Dove sono tua sorella e tuo fratello?

La fatica nel riconoscere il volto dell’altro ha radici lontane. Oggi è accentuata perché l’incontro con l’altro è diventato imprevedibile: te lo trovi sotto casa senza bisogno di andare a cercarlo e senza poterlo scegliere.

I confini si son fatti sottili e il mondo, come si suol dire, è diventato un piccolo villaggio.

Ma tutto è cominciato quando all’inizio della storia umana i nostri progenitori hanno dato ascolto al ‘Serpente che parla’ il quale ha insinuato il sospetto che ci fosse un dio invidioso che limitava la libertà degli uomini per tenerli lontani dal potere. La ribellione non ha generato maggior libertà, ma solo una grande paura.

È entrato nel cuore dell’uomo il desiderio di possedere e di prevaricare e dunque il sospetto che colui che sta davanti a te senta lo stesso desiderio e così tu non puoi fare meno di difenderti.

Dice la Bibbia che “Adamo e sua moglie Eva erano nudi e non avevano vergogna”, ma, dopo aver ascoltato la voce del serpente “si accorsero di essere nudi”; da quel momento l’altro è diventato un ‘mistero pericoloso’.

Ogni epoca ha avuto davanti il ‘volto minaccioso’ di qualcuno. Nei nostri giorni i volti minacciosi sono aumentati a dismisura; conosciamo un numero indefinito di persone e in poche ore vediamo più gente di quanto i nostri vecchi ne vedevano in tutta la vita.

Ma siamo più liberi? Parrebbe di no, perché se l’altro fa paura cerco di evitarlo e, se non è possibile, cerco di eliminarlo.  Eliminare è il contrario di ‘annodare’, cioè costruire legami; per paura non costruisco legami, ma senza legami io divento ‘a-nonimo’, cioè senza nome. Il volto dell’altro mi è necessario per conoscere il mio.

Ecco il punto: conoscere l’altro, cioè incuriosirsi, accettare che sia quello che vuol essere, non vederlo come il limite; mi illudo di poter possedere ogni cosa, ma il volto dell’altro, anche quello amico e amato, non può essere posseduto.

Ogni volto è il volto di una persona viva, che ha sentimenti, interiorità, paure, dolori, desideri, sensazioni che magari neppure lui conosce e tutto questo ‘mondo vivo’ si mette in movimento quando ti vede e tu ti spaventi perché non sai gestire il tuo mondo, figurarsi se sai gestire il mondo di un altro.

La vita spesso diventa il gioco a ‘nascondino’ e ci sono almeno tre modi di nascondersi: eliminare l’altro, farlo diventare una fotografia, possederlo.

Sono modi sbagliati e tragici perché, isolando l’altro, si finisce per negare sè stessi. C’è, invece, un percorso sano ed una terapia per togliere la paura.

La prima tappa è la meraviglia che è la scintilla che spinge a conoscere, la seconda tappa è superare la paura e cominciare a scoprire come si possono costruire legami, la terza tappa si chiama empatia, cioè mettersi ‘nei panni dell’altro’.

La meta di questo percorso è sorprendente: magari ci si accorge di non conoscere ancora bene l’altro, ma intanto si è scoperto di conoscere meglio se stessi.

Don Luigi
(assistente spirituale gruppo F.U.C.I. Cattolica )

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