Pavia, 5 maggio 2017

#Day2

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DSCF7341Durante questa seconda giornata, la Tavola Rotonda presso il Collegio Borromeo: un’occasione di approfondimento e di confronto per la tematica scelta del nostro Congresso.

Il Mediterraneo come frontiera di speranza, il Mediterraneo come luogo di incontro e scontro allo stesso tempo, il Mediterraneo come questione che al suo interno ingloba altrettante questioni. Sopra tutto, il problema riguardante l’equilibro geopolitico, quello tra gli Stati. Il Dottor Magri, presidente dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale (ISPI), non esita a chiarire il fatto che la tematica del Mediterraneo sia innanzitutto geopolitica, appunto, e non semplicemente riducibile ad una guerra di religione. Questa, infatti, è stata utilizzata come pretesto scatenante trascinando con sé una serie di drammi che hanno coinvolto, specialmente da una decina d’anni a questa parte, quella categoria di persone definita di immigrati e rifugiati.

Etnie diverse tra loro, divario generazione che diventa sempre più conflittuale, il costo del petrolio come motore delle ostilità, l’austerità del paese che si accentua continuamente, la difficoltà di comprendere le alleanze tra gli Stati, che paiono “cani sciolti”, “nemici e amici” allo stesso tempo sono ormai costanti a proposito della nostra riflessione sul Mediterraneo.

Teatro di tragedie, teatro del sospetto, teatro di grandi manovre, teatro di complesse dinamiche demografiche: ecco quattro paradigmi sul Mediterraneo esposti dall’Onorevole Nicoletti. La questione delle migrazioni, quindi, presentate in tutta la loro violenza che avanzano perennemente davanti ai nostri occhi, al telegiornale, sulla stampa. La speranza attraverso il mare che muove gli stessi profughi, la sola spinta che permette di credere in un futuro ipotetico che appare certamente una scelta migliore rispetto alla morte certa, che avviene in paesi devastati dalla guerra come la Siria: queste le parole di Padre Ripamonti, responsabile del Centro Astalli, dedicato all’accoglienza dei rifugiati.

Questa non è retorica, e soprattutto non è retorica populista, dal momento in cui è alla responsabilità che bisogna fare riferimento, è di essa che si sta parlando dal momento in cui sono interessate innanzitutto le politiche statali. Inoltre, si parla di fiducia nella solidarietà, nella cooperazione, per far sì che qualcosa di concreto effettivamente ci sia per migliorare il destino di vite umane. Queste, infatti, come tali dovrebbero sempre essere trattate, perché la sola umanità rimarrà la chiave per comprendere a pieno il problema, affrontandolo con criterio e razionalità. È l’integrazione, in teoria, il risultato da raggiungere, anche se il percorso è ancora lungo e tortuoso. L’importante, però, è avere la consapevolezza che la risposta sta nell’insieme, e non nel singolo.

Continuando a discutere sull’argomento proposto dalla Federazione, il confronto sulle Bozze delle Tesi Congressuali ci porta a non fermarci a riflettere su tutte le suggestioni provate. Le domande che ci siamo poste e le risposte che abbiamo cercato di fornirci ci rimandano alle tematiche più variegate: l’ambito storico-culturale, l’ambito socio-umanitario, l’ambito geografico, l’ambito politico. Storia di terre e di popolazioni, culture che si intrecciano, accordi politici che si contraddicono e si accavallano, confini che vengono come cancellati dalle cartine e ridisegnati da capo: è una parte di quello che emerge dai pensieri, è tutto ciò che ci permette di ottenere man mano consapevolezza maggiore.DSCF7370

Dunque, è tutto quanto ci rende orgogliosi, un minimo, di essere studenti, giovani con un quid in più, che ci distingue e ci porta lontano. Cambiare le cose non può dipendere esclusivamente da noi, e non sarebbe nemmeno il nostro compito primario. Banale dirlo. Ma questo non toglie il fatto che ci riguardi ugualmente in prima persona, imparando ad essere migliori ogni giorno di più.

Stay Tuned. #5may

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