Foto Articolo pag.6 (1) DON DANIELE FRANZETTIVivo in un tempo in cui se volessi potrei avere a disposizione un tipo di latte per ogni giorno della settimana: partirei con il latte intero il lunedì che ho bisogno di energia,  continuerei con il parzialmente scremato per i giorni un po’ ordinari per passare a gusti diversamente esotici come il latte di soia il sabato o di mandorla la domenica. Vivo in un tempo in cui ho la fortuna di poter scegliere tutto, dalle cose più banali (come il latte) alle esperienze più serie che vanno a formare la persona che sono.

E in un mondo così pieno di possibilità sento la decisione di scegliere di partire. Partire qualche anno fa per il seminario per poter gettare la famosa rete sulla Parola e qualche anno dopo partire con i “miei” giovani (anche se son tutti Suoi). Partire per aiutare, per donare, per conoscere, per collaborare, per amare. Vivo in un tempo così possibilista che sento la necessità di scegliere non tanto ciò che mi fa bene quanto ciò che è capace di dare senso alla mia vita. Due chiamate in Caritas, qualche volantino tra i giovani e via! Questo mi mette su un aereo con un braccialetto Caritas: destinazione Georgia. 20 giorni di campo in un paesino rurale al sud della Georgia, Arali, per incontrare bimbi, ragazzi e volontari. Li non c’è tanto latte e quello che c’è lo bevi ringraziando di poterlo bere. Anzi, visti i movimenti di pancia provocati dall’alimentazione forse è meglio non berlo proprio il latte.

I giorni passano in fretta: una strada accidentata, 50 bambini, 12 volontari e il campo è fatto. Forse il campo più bello per loro. Forse l’unico campo per loro.

E più passano i giorni più sento che la scelta che ho fatto, proprio quella scelta che mi appartiene, rovescia i termini del gioco. La scelta non mi appartiene più ma io appartengo ad una scelta, essa parla di me, delle mie emozioni e la mia storia si mischia inevitabilmente con quella terra, con quel viaggio a cui appartengo.

E quando mi scatta questo semplice pensiero tutto ciò che faccio rientra dentro un orizzonte più ampio: non esiste più la mia carità o la mia solidarietà, tutto ciò che faccio, sento, gusto e guardo diventa esperienza di missione. Perché mi mischio con la vita delle persone che abitano laggiù. Io appartengo a loro e loro appartengono a me: certo è un contratto a tempo determinato di soli 20 giorni, ma in un epoca di precarietà i ricordi e la memoria si rendono indelebili.

 

Torno, il contratto è scaduto, ora devo fare i conti con la mia quotidianità, che è comunque la quotidianità di un ragazzo di 27 anni che una scelta e un’appartenenza già ce l’ha, e precisa: la famosa rete e la famosa Parola che si fa carne.

Parto non per scappare, ma per continuare a scegliere uno sguardo profondo su ciò che vivo e sento. Torno non per forza ma perché la mia vita è qui e non la. Torno per vivere in modo incarnato e realista quella scelta di essere prete. Una scelta a cui appartengo.

 

Don Daniele Franzetti
Responsabile della Pastorale Giovanile di Melegnano e Vizzolo Predabissi per il gruppo Georgia.

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