“Chi sono io?”: il processo identitario dei giovani-adulti

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L’identità e la sua formazione è un lungo percorso che da sempre accompagna l’uomo ed ogni fase del suo ciclo di vita. In particolare, la formazione identitaria domina la transizione dall’adolescenza all’adultità, in quel passaggio che gli psicologi hanno denominato emerging adulthood o, meglio, fase del giovane-adulto.

Questa transizione molto delicata che gli individui affrontano è ricca di cambiamenti che si discostano da quelli adolescenziali, ma che non appartengono ancora all’adultità vera e propria: infatti, i giovani sono chiamati alla scelta dell’università oppure all’entrata nel mondo del lavoro, sono portati verso un’autonomia anche abitativa ma che, per molti aspetti, oggi è ostacolata soprattutto dalla precarietà con cui si vivono le relazioni. Insomma, quello che viene richiesto loro è di abbandonare le insicurezze e le incertezze proprie del mondo adolescenziale e di transitare moderatamente verso una responsabilità anche e soprattutto sociale di cui il mondo adulto sembra l’emblema e il garante ma di cui non dà certezze né indicazioni su come affrontarla e dominarla.

Accanto quindi a queste richieste circa gli impegni, i compiti evolutivi, che i giovani-adulti devono affrontare, sembra che essi prediligano alla via della scelta la strada dell’esplorazione di tutti gli ambiti sopra citati: da quello sentimentale, a quello lavorativo o accademico. Sembra infatti che questa fase di maturazione personale sia caratterizzata da una serie di opportunità a cui nessuno vuole rinunciare. La decisione, gli impegni presi, le scelte compiute anche con coscienza, non rappresentano più un attaccamento verso gli ideali, ma sono delle semplici possibilità da tenere in considerazione o da scartare nel caso non producano effetti positivi nel tradizionale confronto tra costi e benefici.

In questo gioco di mosse, la famiglia, come istituzione riconosciuta, è chiamata ad agire su due fronti, affettivo ed etico, indirizzando il giovane-adulto verso quelle linee guida che possono portare ad una maturazione sociale consapevole. Infatti, cruciale per la transizione alla vita adulta dei giovani è il ruolo che la generazione precedente svolge non solo in famiglia, ma anche e soprattutto nel contesto sociale di appartenenza. Per poter fare ciò, la famiglia deve sviluppare, prima, e presentare, poi, un modello identitario che comprenda appunto i due fronti: da un lato, a livello affettivo, si richiede la ri-costruzione di un nuovo legame genitore e figlio, per facilitare a quest’ultimo l’ingresso nell’adultità, dall’altro, a livello etico, bisogna riconoscere e legittimare il giovane come adulto, affinché sia in grado di sviluppare progetti di vita dove l’esplorazione è sempre meno presente, per lasciare lo spazio a scelte consapevoli, specchio dei valori fondativi della propria famiglia.

La transizione richiesta ai giovani-adulti, oggi più che mai, è molto sentita dagli individui in questione. Si tratta di lasciare un contesto di vita ben organizzato e sicuro, tale è la famiglia, per recarsi in un altro contesto del tutto incerto e pieno di pericoli e precarietà, quale è la vita. Incoraggiare scelte di vita consapevoli con un percorso di crescita forte e sicuro non è facile per la famiglia: in questo senso, il gruppo dei pari, i gruppi di appartenenza universitari e una ricerca che non si accontenta ma che punta al massimo possono essere gli ingredienti fondamentali per una crescita personale che nulla ha a che vedere con il certo, ma che punta ad essere la migliore possibile.

Chiara Rosellini
Facoltà di Psicologia
Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

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