di Maddalena Burelli e Pietro Pellegrinivoto

Gli esempi di cattiva politica sembrano non passare mai di moda. Ce ne danno prova alcuni dei nostri politici resi celebri più dalle loro imitazioni che dall’effettivo svolgimento della loro funzione parlamentare. Sono spesso manifestazioni della crisi, ormai più che decennale, della rappresentanza politica che trova le sue cause (tra le varie) nella legge elettorale che per lungo tempo ha reciso il rapporto tra eletto ed elettore. Qui di seguito, in forma schematica, le principali novità introdotte dalla nuova proposta di legge elettorale e che, ricordiamo, essere oggetto di un dibattito ancora in corso di svolgimento:

  • Doppio turno: se al primo turno la lista più votata supera il 40% dei voti, ottiene la maggioranza assoluta e quindi la possibilità di governare. Il premio di maggioranza pari al 55% dei seggi (340 seggi), scatterà infatti con il 40% dei voti validi anziché con il precedente 37%. Se nessuna lista ottiene il 40%, le due liste più votate vanno al ballottaggio e la lista vincitrice del secondo turno, ottiene la maggioranza assoluta (55% dei seggi).
  • Soglia di sbarramento: ogni lista per avere diritto a una rappresentanza in Parlamento, deve superare il 3% dei voti. Nella proposta iniziale dell’Italicum, invece, era prevista come soglia di sbarramento il 12% per le coalizioni, l’8% per il partito non coalizzato e il 4% per i partiti coalizzati. Con la soglia del 3% viene data la possibilità di accesso in Parlamento anche a partiti minori.
  • Blocco capi lista: nei 100 collegi presenti, i partiti nominano il loro capo lista; mentre per gli altri deputati funzionano le preferenze: è possibile indicare due nomi con alternanza di genere. Se i partiti superano la soglia di sbarramento, i loro capi lista entrano automaticamente in Parlamento. Ed è proprio qui che troviamo il problema. Nel connubio dell’esistenza del blocco capi lista e il premio di maggioranza che si innesta su un sistema proporzionale: le liste che prendono più voti avranno effettivamente una quota di parlamentari che rispecchia le preferenze degli elettori; ma per le liste che prendono meno voti, il numero di seggi a loro destinati verrà spartito non tra i deputati che hanno tenuto le preferenze dagli elettori, ma tra i capi lista di ogni collegio che sono scelti non dagli elettori ma all’interno del partito. Quindi il sistema delle preferenze di fatto si applica solo al partito che ha ottenuto la maggioranza. Un passo in avanti, in ogni caso, rispetto alla lista interamente bloccata prevista dal Porcellum. Un’altra soluzione sarebbero potuti essere i collegi uninominali: ogni partito candida un suo deputato in piccoli collegi, chi arriva primo va in Parlamento e ha la responsabilità di essere il rappresentante della porzione di territorio che lo ha eletto.

Nel suo complesso l’Italicum prevede sicuramente dei miglioramenti rispetto alla precedente legge elettorale quanto a governabilità del sistema politico, ma l’esistenza del blocco dei capi lista non risolve pienamente il secondo polo su cui viene valutata una legge elettorale ossia la rappresentatività delle forze politiche.

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